Riflessione di una donna da stadio

Finita la partita, scesa l’adrenalina mi sono interrogata per l’ennesima volta su quanto le donne possano essere fuoriluogo in certi contesti. Mi chiedo cosa le spinga in una serata gelida e piovosa a recarsi allo stadio in minigonna e camicetta di seta, a preoccuparsi per tutti i 90 minuti e più della propria acconciatura o di trovare una luce giusta per il selfie destinato a instagram, probabilmente corredato da una didascalia simile: “#fotina #justme #forzaroma #freddooo!1!1111! “. Mentre ero intenta a fumare 500 sigarette al minuto, a perdere la voce e a passare un secondo tempo da quasi infartuata immagino che i pensieri che sfioravano queste tristi soggette fossero “Mi starà meglio la coda o lo chignon? No forse meglio una coda di cavallo che così si vedono gli shatush” oppure qualcosa del genere “speriamo che la Roma vinca così posso scriverlo su Facebook!”
Ammetto di essere piuttosto intollerante però trovo terribile condividere momenti così enfatici con questa categoria di persone, preferisco di gran lunga il coatto antico che alterna bestemmie a rutti. Non capisco la necessità di trasformare qualsiasi evento in una sfilata, in un’esibizione, non capisco quale sia il motivo di arrivare al proprio sedile ancheggiando e ammiccando in un contesto che davvero è tutto fuorché un red carpet.
E niente, odio tutti.

Il Cielo si Oscurò Con i Colori di Roma…!
― Curva Sud Roma